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Intervista per Bonsai TVIntervista ed esibizione al Joungle Sound, Milano, per la trasmissione Stereo Bande di Bonsai TV. |
Intervista su AltomilaneseUltimo aggiornamento ( Martedì 03 Novembre 2009 20:20 ) Recensione di Grown from inside su Rocklab.itQuell’immaginario di grandi praterie color pastello e il loro manifesto “back to the sixties” - contro i “freddi algoritmi digitali”, dicono- potrebbero tranquillamente terrorizzare i sostenitori del rock progressista e far riaccomodare quelli del rock progressivo. Fortuna che, al momento dei fatti, i Jackals optano per una soluzione sempreverde: la rassicurante line up a quattro, con doppia chitarra in testa e tastiere a parte. Di Simone Dotto Scrivi e leggi i commenti (0 commenti)... >> Ultimo aggiornamento ( Martedì 03 Novembre 2009 20:18 ) Recensione di Grown from inside su Zonarock.itI Jackals sono una band milanese il cui suono si rifà volutamente al rock dei primi anni ‘60 / ‘70 influenzato da band come Deep Purple e Led Zeppelin.Questo “Grown From Inside” è il loro album di debutto,arrivato dopo qualche anno di gavetta.Il disco parte con “You thrill my little weak heart” in pieno “old style” come del resto tutto il disco,piena di energia e vitalità e orecchiabilità.Molto bello il pezzo seguente “Take Me Out Of Here” incluso come sigla al programma televisivo di Italia Uno “le iene”.Il disco scorre piacevolmente ,tra l’altro è buona anche la qualità di registrazione, fino ad arrivare a “Get up, Stand Up”cover in chiave rock del classicissimo di Bob Marley con tanto di rap finale,e un assolo che sembra provenire dalla chitarra di Tom Morello(Rage Against the Machine,Ex Audioslave)scelta coraggiosa questa di toccare un mostro sacro,spesso si rischia di fare solo un magra figura, ma tutto sommato si può dire sia riuscita più che bene.Un altro pezzo da segnalare è la strumentale “il tempo non è un giornale” e la ballada “Starry Night” . Il disco continua sulla stessa scia del “semplice” rock’n'roll,si chiude con “Long as I remember” con tanto di ghost track acustica. Bel prodotto questo “Grown From inside”,per gli amanti del rock “old style”.Ultima cosa da segnalare,l’eccellente artwork!. Scrivi e leggi i commenti (0 commenti)... >> Ultimo aggiornamento ( Martedì 03 Novembre 2009 20:18 ) Recensione di Grown from inside su Accordo.itI The Jackals sono un giovane gruppo di Milano dedito al rock. E fin qui nulla di strano, direte voi. In realtà Davide, Vladimiro, Riccardo e Valerio ci tengono a precisare che il loro è un rock volutamente "retrò", in quanto realizzato solo con due chitarre, basso e batteria e senza l'ausilio di sintetizzatori, campionatori, et cetera; cosa non troppo comune al giorno d'oggi. In questo modo il gruppo cerca di ottenere una sonorità più ruvida, come nella migliore tradizione del rock classico e, seppure forse un po' nostalgica e ancorata al passato, più autentica. E ci riesce! E' davvero rinfrescante sentire vagare gli strumenti acustici ed elettrici liberi dalla schiavitù elettronica. I nostri "Sciacalli" sono alla loro prima fatica discografica, un album di 11 tracce (+ sorpresa..) intitolato "Grown from inside", prodotto in proprio dagli stessi The Jackals con Cesare De Mattei. La sonorità di fondo è, come già detto, inconfondibilmente rock, ma i quattro riescono a rendere l'ascolto abbastanza diversificato contaminando i brani con incursioni in generi diversi. I tre brani d'apertura sono molto simili nell'intenzione e costituiscono quasi un tutt'uno: si parte con "You thrill my weak little heart", un rock energico e ruvido con un ritornello molto "catchy"; il brano ci fa intuire che tipo di prodotto abbiamo per le mani, ma le sorprese non mancheranno! Suono tirato e ottimo assolo di chitarra di Davide Simontacchi; si prosegue con "Take me ot of here", un altro rock riffoso e tendente al funky. La canzone è stata scelta da Italia Uno per "Le Iene" e viene regolarmente trasmessa all'interno di ogni puntata del programma! Mica male! E per chiudere questo ipotetico trio, andiamo con "Don't play with me", un brano appena meno teso dei due precedenti ma sempre in ambito rock, e ancora con un ottimo ritornello. Iniziamo più che bene, insomma. L'atmosfera si rilassa con la 4a traccia, "Back in the 60's", prima ballata del disco; il brano è decisamente più morbido nella scelta dei suoni, e ci rivela come i nostri si sentano vittime di una nostalgia nei confronti di un passato (soprattutto musicale, a quanto sembra) ormai lontano. Molto bello il suono della Strato simil-Hendrix. "I don't sleep at all" parte con un riff di basso molto particolare e azzeccato che poi, ripreso dalle chitarre, traina il brano fino alla fine. Qui iniziamo ad intravedere le influenze prog del gruppo. Altro notevole assolo di Davide con Strato + Wah. Si continua con la cover di "Get up, stand up" di Bob Marley, in versione decisamente rockettara; qui mi sembra quasi di sentire i Rage against the machine! Che il rap presente nel brano sia un omaggio a Zac de la Rocha? Chissà.. Buona cover comunque. Altra ballad al numero 7, intitolata "Starry night" (Joe Satriani non c'entra niente..); molta atmosfera e romanticismo, e un ottimo uso delle chitarre acustiche. La slide elettrica in sottofondo poi è magnifica. Questo brano è indubbiamente uno dei migliori del CD. In ottava posizione troviamo uno strumentale, intitolato (questa volta in Italiano!) "Il tempo non è un giornale", carico di tempi dispari e di combinazioni sonore inusuali. Molto bello!! Lo dice un amante del prog.. Ottimo lavoro di basso slap di Vladimiro Grassini nella parte centrale. "This is how I live" è il brano che ha fatto conoscere i The Jackals al pubblico, grazie alla continuativa presenza nelle classifiche di Demo, il famoso programma di Radio1 RAI. La sonorità è di nuovo rock funkeggiante simile ai due brani di apertura. Immancabile l'ottimo assolo di Davide.. "Believe in myself" è uno dei brani più interessanti dell'album: intro da prog puro che evolve in un pop rock molto particolare. Altro ritornello ben riuscito! Questa volta l'assolo di chitarra viene diviso fra Davide Simontacchi e Riccardo Sauna, con ottimi risultati! Davvero un bel brano. Chiude l'album "Long as I remember", brano dal sapore vagamente jazzato che ben presto rientra nel territorio rock caro ai nostri quattro. Da citare il bellissimo basso fretless di Vladimiro Grassini. (A circa 6 minuti e 50 parte la traccia fantasma dell'album che.. beh, non vi anticipo niente; dico solo che mette in risalto le ottime doti chitarristiche di Riccardo Sauna sulla chitarra classica!) In definitiva il CD è molto ben riuscito, soprattutto per essere un disco d'esordio. Mi ha colpito molto la produzione dell'album, che a mio modesto avviso è praticamente perfetta! L'equilibrio e la scelta dei suoni è impeccabile; il suono è cristallino ma caldo allo stesso tempo; i ragazzi hanno un forte affiatamento di gruppo e la sonorità è sempre molto tirata e precisa. E infine, tutti e quattro hanno una padronanza ed un gusto invidiabili sui propri strumenti. Ogni singolo assolo dell'album è una piccola perla! Se i nostri volevano, come dicono, ottenere un sound ruvido e autentico, beh, ci sono proprio riusciti. E' incredibile sentire quello che si può fare con due chitarre, un basso ed una batteria.. alla faccia di chi è convinto che si debba usare chissà quale prodigio della tecnica per avere un suono denso e potente (e ahimè sono in tanti a crederlo..). In chiusura mi permetto però un piccolo ed umile consiglio: nel vostro prossimo album mi piacerebbe sentire una scelta appena più oculata dei brani: in questo caso avrei rinunciato a "Back in the 60's", bel brano in sè, ma a mio modesto avviso poco amalgamato con il resto dell'album, e a "Get up stand up", ottima cover ma preferisco gli originali. I vostri, ovviamente! Comunque un ottimo disco di rock, che risulterà un piacevole ascolto per tutti. Complimenti ai The Jackals! Aspettiamo la vostra prossima fatica ansiosi di ritrovare la freschezza presente in "Grown from Inside".
Scrivi e leggi i commenti (0 commenti)... >> Ultimo aggiornamento ( Martedì 03 Novembre 2009 20:18 ) Recensione di Grown from inside su Rockit.itOsservando la copertina non ci si aspetterebbe mai di avere a che fare con un suono simile: vintage rock suonato con perizia ed energia. Chitarre con distorsione calda, sezione ritmica movimentata e sempre sotto controllo, basso pomposo. Le canzoni sono strutturate nel rispetto di tutto quello che il pop/rock anni 60/70 ha dettato. Questo è un pregio ma al tempo stesso un difetto della band: la mancanza di un tentativo per progredire oltre quello che è già stato detto e fatto. Del resto una traccia come "Take me out of here" parla chiaro, è una copia palese di "Always on the run" di Lenny Kravitz, tanto che si rimane basiti. Il disco procede alternando pezzi estremamente pop che possono ricordare i Beatles o i Queen e corposi groove settantiani che a volte cedono il passo al nuovo inserendo delle connotazioni grunge. Il gruppo è in gamba e le composizioni sono piacevoli, soprattutto nel brano acustico "Starry night" si notano le ottime qualità degli arrangiamenti. Nel complesso chi non ha paura di sentirsi fermo nel passato più rinomato della musica rock (fin troppe volte glorificato) troverà un disco caldo ed avvolgente che non deluderà le aspettative. Di Paolo Menin Scrivi e leggi i commenti (0 commenti)... >> Ultimo aggiornamento ( Martedì 03 Novembre 2009 20:18 ) Recensione di Grown from inside su GrigioTorino Magazine
Nati in un periodo vicinissimo a noi (il 2003) ma completamente immersi negli anni 60/70, legati al rock quello "purista" suonato con gli strumenti senza alcuni ausilii digitali.
L’immagine stessa della copertina di "Grown from inside", album d’esordio, dà l’idea di un qualcosa di "genuino" con unici ingredienti le basi del rock’n roll. Scrivi e leggi i commenti (0 commenti)... >> Ultimo aggiornamento ( Martedì 03 Novembre 2009 20:18 ) |
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